Uno dei simboli di Roma, la settecentesca Fontana di Trevi, felice connubio di classicismo e barocco, progettata da Nicolò Salvi, è recentemente tornata ai suoi originari splendori dopo il restauro durato diversi anni. La fontana è appoggiata a Palazzo Poli, che verrà adibito a Museo Nazionale degli Strumenti per l'incisione e la stampa. La leggenda dice che se un turista lancia una moneta nella fontana voltato di spalle ritornerà di sicuro a visitare la città eterna.
Si tratta di una imponente fontana, addossata alla facciata di un palazzo, in una piccola piazza raggiungibile attraverso piccole stradine del centro storico. La fontana raffigura Oceano su un carro trainato da cavalli marini e tritoni, da cui sgorga l'acqua che si divide in mille rivoli sulla folla di statue sottostanti.
Questo monumento celebra la costruzione del grande acquedotto che portava l'acqua potabile nella città di Roma, costruito da Agrippa nel 19 a.C. e che sfociava proprio nel luogo dove ora si erge la fontana.
La fontana di Trevi è certamente la più scenografica e la più nota tra le fontane di Roma e costituisce la mostra dell'Acqua Vergine, l'acquedotto che Marco Vipsanio Agrippa condusse a Roma nel 19 a.C. per alimentare le sue Terme. In quella che sarà poi l'odierna piazza di Trevi, Agrippa posizionò una delle fontane minori dell'acquedotto, costituita da tre vasche di raccolta, affiancate e addossate ad un edificio. In un periodo non precisato, ma comunque dall'VIII secolo in poi, come documentato da un antico itinerario romano dell'epoca, l'acquedotto subì un'interruzione e la "fontana minore" divenne la fontana terminale dell'Acquedotto Vergine. Durante il Medioevo l'acqua di Trevi era controllata dai "marescalchi" della Curia capitolina che avevano il compito, una volta al mese, di accertarsi che nessun privato cittadino sfruttasse la fonte ad uso personale. Inoltre l'accesso alla fonte era protetto da una cancellata onde regolare l'afflusso della popolazione e degli "acquaroli", che riempivano interi barili d'acqua che poi rivendevano a domicilio. Le tre vaschette rimasero così fino al 1453, allorché Niccolò V diede incarico a Leon Battista Alberti di restaurare la fonte: in questa occasione furono tolte le tre vasche e sostituite con un unico vascone, pur lasciando le tre grosse bocche d'acqua. Al centro del prospetto, al di sotto dello stemma pontificio e di altri due più piccoli del Popolo Romano, era situata una grossa iscrizione, che, grazie ad alcuni disegni pervenuti fino a noi, così diceva: "Nicolò V Pont. Max. dopo aver arricchito l'Urbe di monumenti insigni, a sue spese fece restaurare ed ornare splendidamente il fatiscente condotto dell'Aqua Vergine nell'anno 1453, settimo del suo pontificato". Dei tre getti d'acqua quello centrale era costituito da un vaso con tre protomi leonine, che gettavano l'acqua nell'ampia vasca sottostante.
Se si viene a Roma non si può tralasciare di visitare la splendida fontana, non fosse altro che per lanciare la classica monetina dandole le spalle, assicurandosi così di farvi ritorno...
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